Alla scoperta della Game Room di Tou.Play

 In Diario di bordo

Prendete un gruppo di giovani ragazzi in messa alla prova con la voglia di riscattarsi e di mettersi letteralmente in gioco. Prendete dei tutor, appassionati di gamification e game-designer, con tanta voglia di trasmettere agli altri la propria passione. Prendete un mare di idee, creatività e divertimento e mettete tutto in una stanza. Avete capito che stanza è? La caccia al tesoro vi ha portati direttamente a Spazio13, nella nuova Game Room di Tou.Play!
Tou.Play è una delle quattordici associazioni dell’ATS di Spazio13, nonché sua parte fondamentale.
Esse infatti sono nate insieme e portano avanti la comune causa: riqualificazione urbana e riattivazione degli spazi pubblici. Come? Mescolando passione per la propria terra e per il mondo ludico.

Da quasi tre anni Tou.Play intrattiene i cittadini baresi organizzando eventi incentrati su meccaniche di gioco, in contesti in cui il gioco non è previsto. Tra quelli di maggior successo ricordiamo le Game Experience “Una notte al museo” e “Quadri parlanti” e le visite guidate interattive nel centro storico di Bari.
Ma Tou.Play non è solo divertimento, è anche apprendimento. L’associazione, negli anni, si è occupata anche del campo della formazione con il progetto “Pirati Culturali” e di team building, programmando giochi per aziende, grazie ai quali i dipendenti possono accrescere le proprie capacità di stare in gruppo, giocando.
In occasione dell’inaugurazione della Game Room del 12 marzo, abbiamo intervistato Aldo Campanelli, co-founder di Tou.Play.

 

Come nasce Tou.Play?

Tou.Play nasce nel 2015, in un contamination lab dell’Università degli Studi di Bari, il BaLab.
All’interno di questo laboratorio si incontrano le menti di Giancarla, che voleva sviluppare un
progetto incentrato sul turismo, e quella mia e di Andrea che, invece, volevamo dar vita a un
progetto di marketing game based. Nasce così l’idea di valorizzare il territorio attraverso il gioco,
come si evince dal nome stesso dell’associazione, dato dall’unione delle parole “tourism”(turismo) e
“play”(giocare/gioco). 

Il progetto ha poi trovato realizzazione nel 2016, anno in cui Tou.Play fa il suo debutto con i pervasive
game, giochi dal vivo sul territorio urbano, che hanno come scenario alcuni dei maggiori luoghi
d’interesse del suolo barese (castello Normanno-Svevo, centro storico, Teatro Margherita).

 

Che cosa significa per voi Tou.Play?

In primis, riscatto del territorio. Attraverso questi giochi cerchiamo di invogliare le persone a
visitare e scoprire ciò che la città di Bari ha da offrire. Significa, quindi, anche coinvolgimento delle
persone. Il mezzo che abbiamo scelto per arrivare a questo è il gioco perché pensiamo che, oltre a
divertire, possa portare anche a un dialogo tra culture e generazioni. Banalmente, se i giovani
prediligono i videogiochi, le persone un po’ più adulte sono maggiormente legate ai giochi da tavolo
o alle carte. Tou.Play permette a tutti di giocare, senza alcuna distinzione.

 

Qual è il legame tra Tou.Play e Spazio13?

Spazio13 nasce dall’idea di mettere insieme diverse associazioni, ciascuna delle quali ne diventa poi un’arteria principale e noi siamo una delle 14 che ne compongono il sistema vitale. Non a caso i primi incontri sulla progettazione di Spazio13 si sono tenuti proprio nel BaLab, quando ancora la struttura era vuota, prima ancora che i primi tavoli ed elementi d’arredo fossero stati creati.

Spazio13 è diventata per noi una palestra, un luogo fondamentale in cui poterci esercitare e sperimentare. Tutto ciò che abbiamo realizzato sul territorio è stato possibile grazie alle persone con le quali ci siamo confrontati al suo interno e che poi abbiamo coinvolto nei nostri progetti.

Qui abbiamo lanciato il nostro percorso sulla gamification, dapprima con un one day meeting, incontro di un giorno, durante il quale diverse associazioni ludiche del territorio hanno potuto confrontarsi, progettare, e poi aprendo le porte di Spazio13 con un open day dove il tutto è stato messo in pratica.

Subito dopo abbiamo avviato il format del corso di game design, Pirati Culturali e un progetto di volontariato dal carattere sociale: un laboratorio per minori in MAP, Messa Alla Prova.
Un’istituto della giustizia minorile per lo svolgimento di un programma di trattamento che prevede la rigenerazione educativa anche con attività di volontariato. Durante questi corsi sono stati sviluppati il prototipo di un app (che prende il nome dal laboratorio di co-progettazione Pirati Culturali) e sei prototipi di board game (giochi da tavolo), che verranno presentati il 12 marzo, in occasione dell’inaugurazione della Game Room.

 

Che cos’è la Game Room?

La Game Room è una stanza in cui sarà possibile progettare idee di gioco, testare nuovi prototipi e
in cui si terranno anche conferenze e laboratori sulla gamification.
Questo progetto nasce da un lavoro dei ragazzi di Pirati Culturali, organizzato da Tou.Play e Small,
articolato in tre fasi: una fase di progettazione, di cui sono stati parte attiva i ragazzi; una fase di
realizzazione, durante la quale è stata lanciata una call sul Progetto Civica, una piattaforma in cui si
fa richiesta di volontari per vari progetti ai quali può aderire chiunque sia interessato; l’ultimo step è
proprio il lancio della community, che avverrà a Spazio13 il 12 marzo.

 

Avete altri progetti futuri?

Vorremmo portare il nostro lavoro all’estero. Siamo già stati in Romania, per il progetto K2games, di Erasmus+. Per una settimana, i formatori Andrea Natale e Pasquale Facchini hanno coordinato il lavoro di due gruppi, impegnati nella realizzazione di due giochi da tavolo e cinque giochi di simulazione. Lo scopo di questi giochi era quello di sensibilizzare al tema dell’impatto ambientale e della riduzione dei consumi.

Ad ottobre di quest’anno saremo parte di un progetto europeo che ci farà arrivare ad Essen, in Germania, dove si tiene la fiera di giochi da tavolo più grande d’Europa.

 

Non ci resta che fare ai ragazzi un grosso in bocca al lupo. E, mi raccomando, #sharethepriscio!

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