The dark side of fashion – quando la discriminazione va di moda

 In Diario di bordo

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Il protagonista è il fashion system, o perlomeno la sua fetta più mainstream. Il periodo storico è il nostro caro e amato 2020.

In un momento di incertezza generale, ma al tempo stesso di completa rivoluzione (vedi la decisione di Alessandro Michele, direttore artistico di Gucci, di abbandonare la cadenza stagionale nelle sue collezioni) l’ombra delle discriminazioni razziali si riflette e si abbatte anche sull’elitario settore della moda. 

Tra quadratini neri, BlackLivesMatter ed altri hashtag lanciati qua e la sui canali social delle principali maison, c’è chi scava tra i dati d’archivio e ne tira fuori risultati completamente differenti. Tra questi, spicca ovviamente DietPrada, che dall’alto dei suoi 1,9M (milioni) di followers ha sempre dato voce a chi voce non ne aveva, o portato alla ribalta ingiustizie ed abusi in un mondo che è tutto fuorché “paillettes e brillantini”. I primi a ricevere il “callout” di DP sono la casa francese Celine, ed il suo direttore creativo Hedi Slimane accusati di una strana politica,” they don’t dress Black celebrities unless they have a white stylist”. 

Anche i dati sulla presenza di modelli di colore in catwolk parlano chiaro: 

Spring 2019: 6% (6 su 96 uscite)

Fall 2019 Men’s: 8% (5 su 66 uscite)

Fall 2019 Womenswear: 12% (7 su 59 uscite)

Spring 2020 Menswear: 6% (3 su 51 uscite)

Spring 2020 Womenswear: 9% (6 su 64 uscite)

Fall 2020: 9% (10 su 111 uscite)

A seguire anche la francese Saint Laurent e l’italiana Ferragamo cadono nel mirino del “performative activism”. Tutto questo non è purtroppo nulla di nuovo. Seguendo i numeri del Council of Fashion Designer of America, solo il 3% dei membri sono di colore. Meno del 10% dei designer che hanno partecipato alla Fashion Week sono di colore. Solo il 15% delle modelle che calcano le passerelle sono di colore. E come non ricordare le accuse sul “blackface” di Gucci e Prada (vedi foto) o quando Stefano Gabbana definì il popolo cinese una “Ignorante Mafia sporca puzzolente” in una conversazione privata proprio con DietPrada.

Palesi atti discriminatori, o semplici scelte stilistiche ed estetiche, una cosa è certa: stiamo uscendo in questo momento da una delle più grandi esperienze condivise della storia dell’ umanità. Da questo possiamo imparare e decidere di affrontare chi siamo realmente, o voltarci e rimanere i soliti stronzi.

 

 

Matteo De Finis, STUDIO ROTTO

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